di Raffaele Proietti — Presidente del CdA di Serenità Igiene Salute e autore del Manuale di Pulizia Professionale
C’è un’idea dura a morire: che pulire sia un lavoro semplice, senza rischi. Chi lo fa per mestiere sa che è vero il contrario. L’operatore di pulizie maneggia ogni giorno prodotti chimici, lavora su pavimenti bagnati, entra in ambienti con rischio biologico, movimenta carichi e attrezzature. La differenza tra un’impresa professionale e una improvvisata si misura anche — e forse soprattutto — da come gestisce la sicurezza.
I rischi veri del mestiere
- Rischio chimico: detergenti acidi e alcalini, disinfettanti, solventi. Il pericolo maggiore non è il singolo prodotto ma le miscele improvvisate: candeggina e anticalcare (o ammoniaca) sviluppano gas tossici. È la regola numero uno: mai miscelare prodotti diversi.
- Rischio biologico: servizi igienici, ambienti sanitari e assistenziali, rifiuti. Richiede procedure dedicate, DPI adeguati e vaccinazioni dove previsto.
- Scivolamenti e cadute: paradossalmente, il rischio principale lo crea proprio la pulizia — il pavimento bagnato. Segnaletica, tecniche di lavaggio a metà corsia e calzature antiscivolo sono la risposta professionale.
- Movimentazione e posture: carrelli, secchi, macchine, movimenti ripetitivi. Attrezzature ergonomiche e rotazione delle mansioni riducono l’usura.
Cosa impone la legge: il D.Lgs. 81/2008
Il Testo Unico sulla sicurezza vale per le imprese di pulizia come per qualsiasi datore di lavoro: valutazione dei rischi (DVR) specifica per ogni cantiere, informazione e formazione dei lavoratori, sorveglianza sanitaria dove necessaria, fornitura e addestramento all’uso dei DPI. Nei servizi svolti presso terzi si aggiunge il coordinamento con il committente (il DUVRI, per i rischi da interferenza): se due squadre lavorano nello stesso edificio, i rischi dell’una diventano anche dell’altra. La formazione, aggiornata secondo gli accordi Stato-Regioni più recenti, non è un adempimento burocratico: è ciò che trasforma una persona volenterosa in un operatore professionale.
Leggere l’etichetta: i pittogrammi CLP
Ogni prodotto chimico professionale parla, attraverso l’etichetta CLP: i pittogrammi a rombo rosso segnalano corrosività, tossicità, pericolo per l’ambiente; le indicazioni di pericolo (frasi H) e i consigli di prudenza (frasi P) dicono cosa può accadere e come prevenirlo. Un operatore formato legge l’etichetta e la scheda di sicurezza prima di usare qualsiasi prodotto, rispetta le diluizioni e non travasa mai in contenitori anonimi — una delle cause più frequenti di infortunio domestico e professionale.
I DPI dell’operatore di pulizie
Guanti in nitrile resistenti ai prodotti chimici, calzature antiscivolo, occhiali di protezione quando si diluiscono concentrati o si lavora sopra il capo, mascherine adeguate per la sanificazione e per gli ambienti a rischio. Ogni DPI va scelto in base alla valutazione dei rischi, fornito dall’azienda e sostituito quando usurato. Quando vedete un operatore con i DPI giusti al posto giusto, state guardando un’impresa che investe sulle persone.
Perché riguarda anche chi compra il servizio
Un fornitore che risparmia sulla sicurezza è un rischio anche per il committente: infortuni nei propri locali, responsabilità solidale negli appalti, servizio discontinuo. Chiedere come viene formato il personale, come sono gestiti i prodotti chimici e quali DPI sono in dotazione è un diritto del cliente — e le risposte dicono molto della serietà dell’impresa.
Nella nostra cooperativa la sicurezza è materia del Capitolo 10 del Manuale di Pulizia Professionale, su cui formiamo ogni operatore. Se vuoi un servizio dove qualità e sicurezza viaggiano insieme, contattaci.
